L’assemblea dei soci ha rinnovato le cariche di VeronaFiere. Il peso maggiore ce l’ha il Comune di Verona con il 39%, seguito dalla Fondazione Cariverona con il 24%. C’è poi la Camera di Commercio col 14%, quindi il Banco Popolare di Milano con il 7% e con percentuali minori la Generali spa, l’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario, La Provincia di Verona, Intesa S.Paolo spa e l’Immobiliare Magazzini spa.
Come ampiamente previsto e annunciato anche da L’Adige l’attuale presidente Federico Bricolo è stato confermato nel suo incarico così come anche il vice-presidente Romano Artoni. Sempre come vice-presidente è stata nominata Marina Montedoro, in quota alla Camera di Commercio, padovana, direttrice regionale della Coldiretti, presidente dell’Associazione per il Patrimonio delle Colline Unesco del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Consigliere delegato è stata nominata Barbara Ferro, del Pd. Gli altri componenti del cda sono Alfonso Sonato, Desireè Zucchi e Silvia Nicolis.
Il rinnovo della governance ha diverse letture nel mondo della politica veronese.
VeronaFiere. Per Gelmetti scelta politica per Verona
Matteo Gelmetti, senatore con una recente esperienza proprio come vice-presidente di Verona Fiere fa un’analisi che va ben oltre i nomi decisi dall’assemblea dei soci.
«La conferma di Bricolo alla presidenza – precisa- è la logica conseguenza che dev’essere un politico alla guida di uno dei 2 unici asset – l’altro lil Consorzio Zai- rimasti a partecipazione pubblica. E se la proposta è arrivata dalla Fondazione Cariverona non ci trovo nulla di strano. Anzi, la trovo corretta, perché va a colmare il vuoto lasciato da un’amministrazione comunale troppo assente nella vita della città».

«E per fortuna che c’è la politica, che ha visione e fa sintesi fra le esigenze del territorio e quelle del mercato -continua il senatore di FdI-, perché, a lascia fare ai privati, ci troveremmo anche senza Fiera e senza Consorzio Zai, visto che sono riusciti a fare il capolavoro di far perdere a Verona le sue due banche storiche e un’assicurazione».
«E la politica alla Fiera è stata più che utile. E’riconosciuto da tutti l’impegno del governo, sempre presente e disponibile, con il ministero dell’Agricoltura e quello delle Imprese, ed anche con l’ICE che, guarda caso, proprio in occasione dell’ultimo Vinitaly s’è mosso per portare a Verona tutti gli importanti buyers statunitensi proprio nel momento in cui Trump annunciava i dazi sul vino».

Stefano Casali, consigliere regionale di FdI ironizza. “Tommasi – osserva- dimostra lungimiranza! Avendo capito che tra 2 anni la sua esperienza amministrativa finirà senza gloria, nomina esponenti del centro destra nel governo degli enti, probabilmente sia perché non saprebbe chi nominare nella sua area, ma verosimilmente sapendo che nei prossimi decenni Verona sarà di nuovo amministrata dal centro destra.
Finalmente gli si può riconoscere qualcosa di politicamente buono ossia guarda al futuro di Verona, anticipando da sinistra la nomina di amministratori bravi di centro destra”.

Beatrice Verzè, presidente della Lista civica Traguardi commenta: “Negli anni abbiamo più volte richiamato la necessità di elaborare un nuovo piano industriale che metta al centro il posizionamento di VeronaFiere nel mercato nazionale ed internazionale, le sue alleanze e le sue strategie di crescita. Un tema che le precedenti amministrazioni della città hanno sempre evitato di affrontare, qui come in tutte le altre partecipate.
Il rinnovamento della governance rappresenta, in questo senso, un passo importante, in primo luogo perché finalmente tiene nella giusta considerazione il criterio della rappresentanza di genere, declinandola non in termini di semplici quote, ma valorizzando e premiando competenze e curriculum. A questo rinnovamento dovrà seguire la prosecuzione di un processo di sempre maggiore professionalizzazione di VeronaFiere, che durante questo mandato dovrà definitivamente liberarsi da quelle incrostazioni politiche e di clientele che troppo a lungo hanno visto coinvolta questa partecipata strategica per lo sviluppo della città”

“Le scelte che vengono fatte dai soci delle più importanti partecipate veronesi i cui vertici sono stati rinnovati alla scadenza pongono un interrogativo. Con che criteri vengono fatte?” chiede Massimo Mariotti, capogruppo di FdI a palazzo Barbieri.
“Nulla da obiettare sulle capacità ed i risultati di Federico Bricolo alla Fiera e di Roberto Mantovanelli ad Acque Veronesi, entrambi della Lega sono stati riconfermati alla guida dei rispettivi enti. Sono stati bravi e lo meritano. Sarebbe bello capire come mai invece rappresentanti di FdI, come Stefano Casali, alla presidenza di Agsm-Aim ed io stesso in Serit siamo stati commissariati dall’amministrazione sinistra che un giorno sì è l’altro pure chiede aiuti al Governo, ma in questi casi si dimentica che FdI è il primo partito a Verona, nel Veneto e in Italia. Ma non solo loro, anche i cosiddetti “poteri forti“ cittadini snobbano FdI, salvo chiedere in continuazione ai suoi Parlamentari veronesi interventi per la città, dimenticando che un residente su tre ha votato per la Meloni”.

Soddisfatto per la riconferma di Bricolo anche il consigliere regionale leghista Filippo Rigo, che sottolinea essere come lui di Sommacampagna. “I risultati conseguiti negli anni precedenti potranno essere consolidati.I lavori avviati, potranno proseguire”.
“Federico Bricolo conferma di essere un manager di alto profilo. VeronaFiere svolge un ruolo strategico non solo per la Città di Verona ma per tutto il territorio veneto, cerniera fra Lombardia, Emilia e Trentino -Alto Adige. Mi piace sottolineare come la maggioranza degli azionisti dell’Ente VeronaFiere, all’unanimità, abbiano riconosciuto il grande lavoro svolto dal presidente in questi anni. Un attestato di stima basato su numeri importanti: il bilancio 2024, solo per dare un’idea, è risultato, sotto la guida di Bricolo, il miglior esercizio nella storia dell’ente.
Ancora una volta, a Verona possiamo vantare l’orgoglio di contare su manager e dirigenti di livello assoluto”.
