No grazie, meglio operare per la pace.

(Giorgio Gabanizza) All’inizio di settembre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha emesso un ordine esecutivo per rinominare il Pentagono con il nome che aveva prima del 1947. Da Ministero della Difesa a Ministero della Guerra.

Alla fine di settembre, a Quantico, il capo del Pentagono, Hegseth, davanti a centinaia di generali statunitensi inizia la riunione dicendo: “Benvenuti al Dipartimento della Guerra, l’era del Dipartimento della Difesa è finito” ed aggiunge con enfasi : ” Nostro compito è prepararsi alla guerra e vincerla“.

Sono scelte e parole pesantissime, inquietanti. Soprattutto se si pensa che dal 1947 a settembre di quest’anno sono innumerevoli le guerre di “difesa” combattute, non per difendere i propri confini da invasioni nemiche, ma invadendo paesi e popoli in quasi tutti gli angoli della terra. Dal Vietnam, al Laos, alla Cambogia, alla Corea, all’ Honduras, Nicaragua, Repubblica Dominicana, Haiti, Guatemala, alla Jugoslavia (Kossovo), all’Afganistan, all’Irak, alla Libia, alla Siria, Yemen,  Libano sostenendo ed organizzando, a “difesa” dei propri confini, colpi di stato a iosa, da quello dei colonnelli in Grecia, a quello del Cile e di quasi tutti i paesi della America Latina.

photo 1500252185289 40ca85eb23a7 1

Persino l’Italia  è stata oggetto dell’attenzione bellicosa dei governi Usa ispirando e finanziando tentativi di colpo di stato (Gladio, Loggia P2, Gelli, Sindona, ecc…) e avendo parte importante nella strategia della tensione e lo stragismo, da Portella della Ginestra fino ai tempi più recenti con i vari attentati alla stazione di Bologna, a Piazza della Loggia, ecc.. fino all’omicidio di Moro. Dietro a moltissimi conflitti c’è il contributo sostanzioso statunitense con la fornitura di armi e di “consiglieri” militari attivi nelle operazioni belliche, soprattutto nella zone africane, ove gli Usa hanno interessi nell’utilizzo  delle materie prime: petrolio, gas, minerali preziosi.

Ricordo un incontro  negli anni ’70 con due dirigenti del Fronte Polisario, la loro lotta contro l’invasione mauritana, subito sconfitta e del Marocco nella Rasd (Repubbica Araba del  Sahara Democratico) veniva spesso combattuta contro  “consiglieri” militari americani mescolati con le truppe marocchine. Erano là a combattere per mantenere lo sfruttamento americano  dei fosfati abbondanti in una zona chiamata triangolo rosso.

Senza le forniture di armi ed il sostegno degli Usa la stessa Israele sarebbe in grande difficolta nella sua opera genocidaria a Gaza ed in Cisgiordania. Sempre con il ministero della “Difesa”  gli Stati Uniti hanno costruito una vasta rete di basi militari nel mondo, con un totale stimato di oltre 640 basi in oltre 76 paesi, molte delle quali con missili a testata atomica come quelle di Aviano e di Ghedi ove il compito italiano è solo quello di fare la guardia esterna senza potervi entrare. Padroni in casa nostra, ma non in questo caso.

leon z 389mqJaWWi8 unsplash

Se tutto ciò è accaduto con il ministero della Difesa (guidato sia da democratici che da repubblicani) figuriamoci cosa potrà accadere con il ministero della Guerra!!! Più di prima diranno che è compito dei rappresentanti del bene (gli Usa) sconfiggere i rappresentanti del male (il resto del mondo), prima che lo facciano loro. Che è compito di chi ha la Democrazia (quella delle multinazionali e delle lobby) esportarla ovunque sia possibile, anche con le armi.

Un generale statunitense in Iraq per giustificare l’intervento armato affermò che  “il petrolio non è di chi ce l’ha sotto i piedi, ma di chi, per il suo grado di civiltà, deve usarlo”.

Ecco, probabilmente, le ragioni per cui gli Usa hanno affondato due imbarcazioni venezuelane nelle acque territoriali del Venezuela affermando che se continua cosi (la navigazione delle imbarcazioni venezuelane nel loro mare?) va a finire che sbarcano con le truppe per invadere il paese (ricco di petrolio). Avevano già tentato con Cuba, con lo sbarco di milizie “volontarie”, da loro addestrate e finanziate, alla Baia dei porci, anche se a Cuba non c’è petrolio, ma si era liberata dalla dittatura filostatunitense con una rivoluzione socialista, cui dedicarono una “cura” terroristica con centinaia di attentati pagati con la morte di popolazione civile cubana ed anche di un cittadino Italiano.

Da Trump non è ben vista la stessa Europa, che avrebbe imbrogliato il suo paese esportando di più di quanto importato. Ecco pronte le sanzioni, comperare dagli Usa  più armi e più gas a prezzo doppio di quello del mercato. In più ci ha scatenato la guerra dei dazi, trattandoci non come alleati, ma come “nemici”. 

Dalla guerra economica a quella militare il passo, ora, può essere breve. E’ quanto ha fatto capire alla Cina. Se continua  a produrre a bassi prezzi  e con tecnologie innovate e troppo avanzate, l’economia statunitense rischia di non farcela e collassare, quindi, eventualmente, prima di affondare, farle guerra può essere un rimedio.

A noi e all’ Europa, tra l’altro, impone di armarci fino ai denti (contribuire nelle spese Nato con il 5% del nostro bilancio, l’Italia ora contribuisce con il 1,6%) imponendoci di sostituirli o affiancarli in attività belliche sul campo, soprattutto in Europa e dintorni, esempio in Ucraina. O combattiamo con loro o al loro posto o….???? Per il momento, ciò malgrado, siamo ancora alleati, Patto Atlantico e Nato.

Ma l’alleanza, in queste condizioni, non pare compatibile con la nostra Costituzione (art.11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali ed inoltre : “promuove e favorisce le organizzazioni rivolte” ad assicurare “la pace e la giustizia tra le Nazioni, proprio il contrario di quanto fanno ed intendono fare i nostri alleati USA che stanno svuotando l’ ONU.

Questa alleanza non è conveniente per la nostra stessa economia, perché restare con chi ci fa la guerra dei dazi ed economica imponendoci acquisti strategici come il gas a prezzi doppi? Altri paesi, diversamente, ci propongono di cooperare economicamente, come i BRICS allargati ed altri ancora,  a condizioni più favorevoli per la nostra economia.

Questa alleanza non è coerente, anzi in contrasto, con i principi e gli ideali umanitari cui ci ispiriamo. I principi fondanti dell’ Unione Europea, sanciti all’art. 2 del suo Trattato, si basano su valori comuni che includono il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’ eguaglianza e dello stato di diritto oltre al rispetto dei diritti umani (compresi quelli delle minoranze), la promozione della pace e della stabilità, la solidarietà e la non discriminazione.

Ricordiamolo anche ai nostri partner europei, alcuni dei quali, supini e subalterni, sembrano scimiottare Trump armandosi fino ai denti. Infine, ricordiamoci che non tutti  i paesi europei sono nella Nato, non lo sono l‘Austria, Cipro, I’ Irlanda, Malta e la Svizzera (paesi neutrali) e non sono più in “pericolo” di noi, anzi.