(di Bulldog) La sanità è, dopo le pensioni, la seconda voce di spesa in assoluto del bilancio nazionale: come ha riportato più volte su queste colonne Paolo Danieli, il sistema costa 129 miliardi di denaro pubblico cui vanno aggiunti altri 40 sostenuti privatamente dai cittadini. 129 miliardi all’anno fanno un costo sanitario annuo per cittadino di 2.189€. Una cifra congrua, tutto sommato, coerente col costo delle polizze sanitarie vendute dalla compagnie assicuratrici. Una cifra accettabile per un cittadino che paga le tasse proprio per avere un sistema di welfare in grado di metterlo al riparo dai guai della vita.

E qui casca l’asino: perché non tutti gli Italiani pagano quei 2mila€ l’anno. Dei 31 milioni di Italiani che versano l’Irpef (a fronte di 41 milioni di dichiarazioni) ben 22milioni versano una aliquota di Irpef insufficiente a coprire i costi sanitari. Ricapitolando, 10 milioni di Italiani denunciano redditi ma non pagano nulla; 9 milioni pagano 34€ l’anno; 8 milioni pagano 454€ l’anno e 5 milioni pagano 1.934€ di Irpef e si avvicinano al costo della sanità.
32 milioni su 59 sono più del 50% della popolazione che di fatto beneficia del sistema sanitario senza sostenerne i costi. Così come non paga la difesa, l’ordine pubblico, la giustizia, il sistema scolastico e tutto quanto fa uno Stato moderno come l’Italia. E invece che invertire la rotta i governi degli ultimi dieci anni hanno sviluppato la no-tax aerea togliendo risorse al pubblico per darle ai privati che già oggi hanno in ricchezza il doppio del debito pubblico nazionale.

Molti autorevoli osservatori evidenziano come sia necessario investire ancora di più in sanità per una serie di logiche e nobili ragioni, tutte condivisibili: l’etica insita nel servizio sanitario universale e la riduzione dei rischi e dei costi assoluti della sanità grazie alla prevenzione e ad una presenza capillare sul territorio.
Resta il problema: chi pagherà questo servizio? Il Presidente della Repubblica indica nell’evasione una possibile fonte di ricavi nonostante i contribuenti italiani versino in assoluto più tasse dei pari-reddito francesi e spagnoli e siano secondi in Europa per versamenti totali alle spalle dei tedeschi.
Sanità, sistema indiretto e polizza per gli stranieri
Quindi? una soluzione potrebbe essere tornare al sistema indiretto. Lo Stato rimborsa a posteriori le prestazioni pagate dai contribuenti e inserite nella denuncia dei redditi. Intanto, per una questione di trasparenza: è giusto che i cittadini sappiano il costo sostenuto per le loro cure mediche. Poi per una questione di efficienza: si ridurrebbero gli sprechi e la gente userebbe il servizio senza eccedere nel richiedere visite ed esami (e cure relative) non necessarie. Per lo Stato non sarebbe complicato gestire il flusso delle informazioni e dei pagamenti, valutando le possibili aree di esenzione utilizzando gli stessi criteri dell’Isee.
Seconda soluzione di finanziamento: il servizio sanitario è pagato dai contribuenti da diverse decine d’anni. E’ giusto chiedere a chi usufruisce del servizio senza averne sostenuto i costi nel tempo un contributo di solidarietà: ai nuovi cittadini italiani, agli immigrati temporanei quale condizione basica per ottenere un visto di residenza. Anche qui ovvie le mitigazioni – i cittadini dell’Unione europea o quei Paesi con cui esistono convenzioni specifiche – o le strategie di inclusione per evitare di avere fasce della popolazione non controllate dal servizio sanitario nazionale. Ma chiedere a questa aliquota di nuovi utenti una “polizza sanitaria” non sarebbe né illogico né ingiusto.
Sanità, senza correttivi sarà taglio dei servizi
L’alternativa è una ulteriore crescita del debito pubblico – 800 miliardi in più da pagare grazie agli ultimi dieci anni di centrosinistra al governo – che quest’anno supererà i 3mila miliardi (sono più di 50mila € a testa, neonati compresi) sino al default o a misure davvero draconiane come il taglio dei servizi. Se ci fosse una politica, questo sarebbe un tema di discussione, no?
